White Whale: i 50 passaggi della felicità

Un percorso per essere felici ogni giorno

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Data di pubblicazione

1 agosto 2017

Negli ultimi mesi si è parlato del fenomeno Blue Whale, una sfida nata in Russia che istigava i ragazzi a compiere azioni sempre più estreme, fino al suicidio. Per arginare il pericolo è stata pensata una nuova catena: la White Whale, che promette di raggiungere la felicità in 50 passi.

 

Le meccaniche sono molto simili a quelle del gioco russo, ma lo scopo è all’estremo opposto, si vuole spingere la gente a migliorare il proprio benessere attraverso semplici step. L’idea è stata lanciata dalla preside di una scuola media di Moncalieri, in provincia di Torino, con l’intento di rispondere alla minaccia proveniente dalla catena russa, che iniziava a dilagare anche in Italia. Le persone più attratte dal gioco pericolosi erano gli adolescenti, ed è sempre a loro che si rivolge la White Whale, in un’età critica e in cui si è estremamente sensibili alle pressioni dei coetanei.

 

La preside ha fatto girare una circolare in cui invitava gli studenti a stillare una lista personale dei gesti quotidiani che possono contribuire a migliorare la propria giornata e raggiungere la felicità in massima libertà. Un esercizio molto efficace per ricordare ai ragazzi quanto sia facile trovare la felicità anche nelle piccole cose, quando di solito i ragazzi sono presi da cattivi pensieri che sfociano in depressioni e autolesionismo.

 

Proposte simili sono arrivate anche da altre scuole, invece che la White Whale, la risposta napoletana è stata l’Happy Whale. Questo gioco dura meno dei 50 giorni proposti dalla versione russa, 30 azioni da fare in 30 giorni, perché “per essere felici ci vogliono meno giorni che per deprimersi”. Tra i gesti proposti si parte da un semplice “sorridi” al condividere un gesto gentile con qualcuno, fare un complimento ad un amico, ringraziare i propri genitori e così via…

 

Per aiutare i ragazzi a compilare la classifica negli ultimi giorni di scuola gli studenti hanno visto alcuni film, hanno dialogato con i professori perché la scuola è il luogo dove si impara, ma anche dove si educa. L’intento è quello di far diventare virale quest’idea così da “offrire un’alternativa positiva alla negatività che alleggia attorno a questo argomento”.

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