Il tatuaggio sonoro che si fa sentire

tatuaggio sonoro
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Data di pubblicazione

7 luglio 2017

Nate Siggard è un tatuatore di Los Angeles che ha avuto l’idea di creare un tatuaggio sonoro. Tutto è iniziato quando stava tatuando una strofa di una canzone e scherzando con il cliente si chiesero: “Non sarebbe stupendo se il tatuaggio si potesse ascoltare davvero?”. Solitamente infatti le immagini che la gente si fa imprimere sulla pelle sono dense di significato, e questa evoluzione del tatuaggio, avrebbe sicuramente entusiasmato molte persone.

 

Nate riflettendoci, è riuscito a far diventare quest’idea realtà. Infatti ha studiato un metodo particolare e ha provato a tatuarsi un’onda sonora che riproduca la voce della sua fidanzata Juliana e di suo figlio. Nate e la compagna decidono allora di realizzare un video su YouTube in cui mostrare questa scoperta, facendolo diventare virale in poco tempo. È così che Nate inizia a tatuare nei pazienti i segmenti di canzoni preferite, delle citazioni particolari, le parole di una persona cara, l’ululato del cane o la dichiarazione d’amore del proprio partner, in maniera che si possano sempre ascoltare.

 

Visto l’enorme successo, Nate crea un network di tatuatori da lui addestrati e lancia l’app Skin Motion che consente a tutti di avere i Soundwave Tatoo, cioè i tatuaggi sonori, con l’unico limite che non durino più di un minuto. È possibile quindi scaricare l’applicazione, registrare un audio che non superi il minuto e caricarlo nell’applicazione che genererà automaticamente il disegno dell’onda sonora. Lo si stampa e ci si reca nei tatuatori abilitati a fare i tatuaggi sonori.

 

Ma come è possibile ascoltarlo? Il concetto è molto simile alla tecnologia che regola i QR Code. Basta inquadrare il tatuaggio con l’applicazione che lo scannerizza facendoci sentire il messaggio ogni volta che vogliamo. Il tatuaggio sonoro è stato accolto con entusiasmo dalle persone, che si sono informati per avere una propria onda sonora. Nella lista di attesa si contano circa 16.500 nomi provenienti da 12 Paesi, di cui 170 prevenienti proprio dall’Italia.

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