Resilienza: il segreto per vivere al meglio

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Data di pubblicazione

12 settembre 2017

Con resilienza si identifica la scelta di affrontare in maniera positiva la vita, anche in momenti difficili, riuscendo ad organizzare al meglio le proprie giornate, accogliendo solo le opportunità che ci permettono di raggiungere mete importanti. È un termine che deriva dalla metallurgia ed indica la capacità del metallo di resistere alle forze che vengono applicate e che rappresenta quindi il contrario della fragilità. La sua etimologia deriva da “resalio”, cioè il riuscire a risalire su una barca capovolta dalla forza del mare, ma ormai questo termine è utilizzato in psicologia per definire l’atteggiamento di chi va avanti senza arrendersi, nonostante le avversità.

 

Per sviluppare la resilienza bisogna quindi abbracciare l’ottimismo, sforzandosi di vedere sempre il lato bello delle cose, atteggiamento che aiuta a mantenere la lucidità mentale. Questo incrementerà l’autostima, perché chi ha non ha molta considerazione di sé stesso, tende a risultare permaloso e a non accettare positivamente le critiche altrui.

Poi è meglio aumentare la propria robustezza psicologica, attraverso il controllo dell’ambiente, impegnandosi nel porsi obiettivi costruttivi e accettando sempre la sfida, che consiste nel vedere i cambiamenti come incentivi e non come minacce alle proprie sicurezze. Influiscono anche le persone vicine perché un maggior supporto sociale aiuta a sentirsi stimati e apprezzati.

 

Ultimamente parla di resilienza Kobe Bryant, uno dei migliori giocatori di pallacanestro che si è ritirato l’anno scorso dall’NBA. Ora gira il mondo spiegando ai giovani la “Mamba Mentality”, la mentalità che ha permesso a lui, soprannominato Black Mamba, di raggiungere grandi traguardi. L’ex stella dei Lakers la spiega così: «È passione, ossessione, voglia di competere, resilienza e non aver paura. Ho deciso di insegnare ai giovani a crescere e a non piegarsi davanti alle difficoltà». Questa sua maniera di vivere la vita è nata proprio in Italia dove Kobe ha passato l’infanzia. Merito degli allenatori che gli hanno spiegato che prima di essere una stella del parquet bisogna sviluppare passione, curiosità, immaginazione e imparare a far girare le rotelline del cervello.

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