Nello sport: le pillole di Julio Velasco

Scopri la teoria degli alibi

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Data di pubblicazione

4 novembre 2017

Julio Velasco è uno degli allenatori più vincenti nel mondo della pallavolo, che ha fatto guadagnare alla Nazionale Italiana tre ori e due mondiali, consacrandoli come la “generazione di fenomeni”, premiata poi come la Squadra del Secolo.

Velasco non è vincente solo per il suo palmares di medaglie, ma soprattutto per la sua mentalità: è infatti promotore della Cultura degli Alibi, un atteggiamento che ci ha dimostrato funzionare nella pallavolo, ma che è anche valida in tutti i campi della nostra vita. Essa si articola in tre step, o vittorie, che servono alla persona a prendere coscienza dei propri limiti per arrivare alla vittoria, riconoscendo i propri errori senza dare la colpa ad altri.

 

La prima vittoria su cui Velasco consiglia di lavorare è quella che porta a sconfiggere i nostri limiti, i nostro difetti, le cose che non ci piacciono e che tendiamo ad evitare. Sono “mostri terribili” che risiedono dentro di noi e che se non riusciamo a superare, non ci permettono di compiere il salto di qualità. Il secondo passo consiste nel vincere le difficoltà, che hanno diversa natura, e riconoscere i propri errori. Per fare un esempio citiamo direttamente Julio Velasco: “La nostra squadra è famosa perché non ci lamentiamo mai. Non è mai capitato che dopo una sconfitta dicessimo: “È stato il fuso orario, avevamo un giocatore con un’indigestione, abbiamo dormito male, l’arbitro…” Mai.”

 

Se si cerca di rispondere ad un fallimento con delle scuse, allora vincerà la Cultura degli Alibi: attribuiremo il nostro fallimento a qualcosa che non dipende da noi; così non penseremo di essere in errore e non modificheremo il nostro comportamento per mettere in moto il miglioramento. Se prevale questa mentalità, non riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi, con conseguente stress e frustrazione.

Una volta superato questo, possiamo concentrarci sull’ultimo step: vincere gli avversari con qualità. Quest’ultima non è sinonimo di perfezione perché secondo Velasco la perfezione è un’idea perdente: è impossibile da raggiungere e il risultato è che il giocatore non riuscendoci ad avvicinarsi, inizierà a pensare in maniera negativa.

 

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