L’energia si produce… giocando al parco giochi!

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Data di pubblicazione

1 luglio 2017

Il campo dell’innovazione energetica è sempre alla ricerca di idee sostenibili per produrre l’energia da fonti non rinnovabili e una delle ultime tecnologie è stata applicata ad un parco giochi, che sfrutta l’energia creata dai bambini mentre si divertono a giocare.

 

Il primo prototipo è stato realizzato in Olanda, nella città di Drodrecht, perché si è pensato di insegnare l’educazione alla sostenibilità attraverso il gioco, rendendo i bambini protagonisti nella produzione di energia elettrica. Come? Niente di più semplice: giocandoci! Nel parco giochi saranno presenti speciali corde su cui arrampicarsi, altalene, seggiolini girevoli che producono la preziosissima energia accumulata con un meccanismo simile alla dinamo della bicicletta. Il loro movimento infatti produce energia cinetica che viene poi accumulata in una batteria che illuminerà il campetto durante la notte.

 

Anche in Italia si è progettato qualcosa di simile, una ditta di Pozza di Recoaro Terme, in provincia di Vicenza, ha progettato un parco giochi ad energia solare. Dei pannelli fotovoltaici sapientemente installati sulle coperture di scivoli e casette, accumuleranno energia durante il girono, per poterla utilizzare durante la notte per illuminare il parco giochi e far funzionare il circuito di videocamere. Ma il progetto non finisce qui: in futuro si vogliono implementare anche prese elettriche per ricaricare PC, telefonini o per installare delle giostre che funzionano.

 

Questa logica del parco giochi viene utilizzata anche in alcuni paesi dell’Africa per aiutare i ragazzi nello studio. L’ONG Empower Playgrounds infatti ha pensato a un’idea simile per poter aiutare i ragazzi del Ghana a studiare, dato che sono obbligati a smettere quando cala il sole, dato che non c’è più luce solare e nei loro villaggi manca la corrente elettrica. Così l’ONG ha pensato ad una specie di parco giochi con altalene e giostre che permette ai bambini di giocare, a cui sono collegate delle turbine che trasformano il movimento dei bambini in corrente. Quest’ultima poi viene riversata in lampadine LED riposte in una lanterna; una volta ricaricate, i ragazzi potranno utilizzarle per studiare anche col buio… nel loro caso il famoso detto vale al contrario: “prima il piacere, poi il dovere!”

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